ttivo povero di cellule e sclerotico è sinonimo di vecchiaia, mentre quello ricco di cellule e di mucopoli-saccaridi acidi asolforati significa giovinezza del tessuto, vi sono perciò fondate ragioni alle quali dare ascolto sia nel quesito interpretativo che soprattutto in quello del trattamento delle celluliti di pertinenza dermo-cosmetologica.
Non si può certo pretendere di «sciogliere» o di «liberare» il grasso quando questo è racchiuso in concamerazioni multiple, incapsulate da una trama connettivale così spessa e fitta com'è quella del micronodulo «cellulitico». Per cercare di risolvere un problema così complesso, è nostra opinione che sia necessario intervenire proprio a livello del tessuto connettivo, e non a livello del grasso. O per lo meno non 50/0 a livello del grasso.
I dati raccolti sia sul piano sperimentale [10,11,12] che in diversi campi della patologia umana [13,14] con l'impiego percutaneo di precursori biochimici immediati delle biosintesi mucopolisaccari diche («Diachysis Factor») apparivano troppo interessanti per non impostare un tentativo di trattamento del III e IV stadio della «cellulite». In precedenti ricerche abbiamo infatti potuto documentare che nell'evoluzione dei processi riparativi dei piani cutanei, il «Diachysis Factor» esplica:
a) un intenso effetto proliferativo sugli elementi
cellulari del tessuto di riparazione, ed in particolare sugli angioblasti
e sui fibroblasti;
b) una spiccata neofibrillopoiesi, accompagnata da un'aumentata
biosintesi intrafìbroblastica dei mucopolisaccaridi acidi;
c) una notevole riduzione dell'infiltrato infiammatorio e dell'essudazione
plasmatica;
d) una caratteristica azione sulla parete dei vasi neoformati, sovrapponibile
a quella osservata somministrando acido jaluronico estrattivo altamente
polimerizzato.
Che il «Diachysis Factor» passi attraverso la barriera epidermica è dimostrato dal considerevole aumento del tasso esosaminico nella cute di animali trattati per via percutanea [15]: esso favorisce inoltre in modo veramente cospicuo la penetrazione transepidermica di altre sostanze, idrosolubili e liposolubili [16]. I processi di differenziazione delle cellule mesenchimali pluripotenti avvengono non solo in senso angio- e fibroblastico, ma anche in senso mastocitario [17].
Il paragone sperimentale tra azione biologica dei precursori e quella dell'acido jaluronico, da noi particolarmente studiata [18,18,20,21,22,23,24,25], ha permesso di formulare una suggestiva ipotesi [26]: sia l'acido jaluronico esogeno (apportato per infiltrazione, cfr. 20-21) che quello endogeno di provenienza plasmatica (essudato), per esplicare la loro attività biologica devono subire nell'interstizio un processo di depolimerizzazione enzimatica fino all'unità disaccaridica (D-glico-piranuro-sido-beta-l,3-D-glucosamina o acido jalobiuronico) od ai suoi costituenti elementari. Tali unità a basso peso molecolare potrebbero venir assunte dai fibroblasti mucopolisacca-rido-produttori ed utilizzate in qualità di precursori per la biosintesi Wcale di acido jaluronico nativo [27]. Un eccesso di mucopolisaccaridi acidi asolforati o dei loro costituenti nell'interstizio connettivale determina un'azione potente di stimolo sia sulla captazione idrica che sui processi di differenziazione degli stipiti mesenchimah primitivi (27). Per quel che concerne l'interessante problematica dei rapporti tra mucopolisaccaridi intestiziali e vasomozione rimandiamo alle nostre ricerche sull'argomento [28,29]. Esse trovano interessanti ripercussioni anche nel trattamento per via percutanea di vasculopatie periferiche (14), migliorando sostanzialmente l'irrorazione dei tessuti in ipossia.
Il trattamento con «Diachysis Factor» di processi distrofico-ulcerativi cutanei della patologia umana, esaminati con prelievi bioptici prima e dopo il trattamento, ha confermato i risultati delle ricerche sperimentali. Anche qui si è infatti assitito alla comparsa di un tipico tessuto di granulazione, ricco di vasi e di elementi giovani del connettivo, in via di differenziazione istiocitaria e fibro-angioblastica, con netta riduzione della componente flogistica e comparsa di una fibrillopoiesi attiva, caratterizzata dalla presenza - nell'interstizio amorfo - di mucopolisaccaridi istochimicamente dimostrabili (13).
Nei prelievi bioptici dell'ipoderma delle regioni laterali e mediali della coscia, della regione addominale e mammaria in cui si potevano apprezzare alla palpazione noduli «cellulitici», si sono chiaramente evidenziate modificazioni nell'atteggiamento del tessuto connettivo, che appaiono del tutto sovrapponibili a quelle precedentemente riscontrate. L'apporto percutaneo di «Diachysis Factor» induce anche in questo caso la comparsa di elementi cellulari pluripotenti in seno alle travate sclerotiche del connettivo che circonda, incapsulandoli, i micronoduli (cfr. Fig. 7). Compaiono anche vasi neoformati (cfr. Fig. 8), che assicurano un'irrorazione più efficiente e danno luogo ad un profondo rimaneggiamento strutturale del micronodulo: infatti in seno al grasso migrano elementi cellulari che si differenziano non solo in senso angioblastico - e quindi formano capillari proprio nel contesto del nodulo - ma anche in senso adipocitario. Si ha quindi la costituzione di nuove cellule adipose. Si tratta di un'adipocitogenesi indotta dal «Diachysis Factor» (cfr. Figg. 10 A-B e 11 A-B).
Riteniamo con tali elementi di poter giustificare, su di un piano morfo-istochimico, quanto affermato nelle premesse.
CONCLUSIONI
In base alle nostre osservazioni, possiamo ritenere che il «Diachysis Factor» è dotato di un'attività «anticellulitica» veramente considerevole e soprattutto con un punto di attacco specifico: il tessuto connettivo sclero-jalinotico che circonda, incapsulandoli, i singoli noduli cellulitici. Attraverso la sua azione fisiologica, che ricalca pienamente gli schemi di quanto si verifica in altre condizioni della patologia umana (ulcere distrofiche, piaghe scarsamente granuleggianti, ecc.), il «Diachysis Factor» modifica profondamente la struttura del nodulo, dissociando in un primo tempo la trama sclerotica mediante l'idratazione profonda e poi dando luogo ad un vero e proprio processo di «ringiovanimento» del tessuto connettivo. Tale processo inizia con la ripopolazione cellulare delle travate sclerotiche, con una neofibrillopoiesi da parte dei fibroblasti giovani, con la comparsa di vasi neoformati sia nelle aree connettivali che nel grasso racchiuso nei micronoduli, con l'arricchimento della quota mucopolisaccaridica acida ed infine con la neoformazione di adipociti.
A questo punto, si pone il problema di «quando» incominciare il trattamento delle aree «cellulitiche». Come si è visto, negli stadi I e II è estremamente difficoltoso, se non ricorrendo ad indagini bioptiche, stabilire se la regione è o meno interessata dal processo. Noi vorremmo suggerire l'opportunità di un trattamento «preventivo», almeno a livello delle aree maggiormente soggette ad andare incontro ai diversi stadi di questa dermo-ipodermosi. In tal modo, si potrebbero con ogni verosimiglianza evitare le inevitabili sequele e soprattutto la formazione dei micronoduli degli stadi III e IV.
Data le peculiare capacità di idratare gli strati profondi e di facilitare la penetrazione di sostanze attive attraverso la barriera epidermica, con particolare riguardo per quelle idrosolubili, pensiamo che negli stadi I e II sia opportuno associare al «Diachysis Factor» altri principi attivi, destinati a migliorare l'atteggiamento metabolico delle cellule adipose. Per contro, negli stadi III e IV non ne vediamo, almeno da un punto di vista teorico, l'utilità. Soltanto dopo che è avvenuto il rimaneggiamento strutturale ed il «ringiovanimento» del tessuto connettivo sclerotico l'impiego di sostanze biologicamente attive può facilitare la risoluzione dei noduli. Da un punto di vista pratico l'associazione è invece sempre consigliabile: questo perché in una zona colpita dal processo «cellulitico» vi sono aree che ancora si trovano negli stadi I e II, e sono generalmente quelle periferiche, da cui dipende in ultima analisi la tendenza alla progressività del processo stesso.
Per quel che concerne il meccanismo d'azione del «Diachysis Factor» nella «cellulite», ci sembra lecito postulare resistenza di un parallelismo d'azione biologica tra mucopolisaccaridi acidi altamente polimerizzati (acido jaluronico interstiziale, quale si ritrova nel tessuto connettivo «giovane») ed i costituenti della sua unità disaccaridica. Ulteriori indagini sul piano chimico-analitico dovranno chiarire se alle modificazioni apprezzabili con criteri morfo-istochimici corrispondano variazioni quantitative nella composizione mucopolisaccaridica del tessuto trattato.
Milano - Centro Internazionale Ricerche Biocosmetiche, febbraio 1971.
Ringraziamento
II presente lavoro è stato reso possibile dalla «HISTOCHEM» s.r.l. di Milano, che ha assunto cortesemente l'onere della ricerca.
| Figura 1 |
![]() |
Prelievo bioptico della cute dalla regione supero mediale della coscia. B.R., a. 22, o+ Colorazione ematossilina-eosina. Ingr. 520 x. Tessuto adiposo sottocutaneo, in condizioni fisiologiche. Le cellule adipose appaiono regolarmente disposte a favo
d'api, a mutuo contatto tra di loro, delimitate da un esile
velo citoplasmatico (e). Il nucleo è appiattito, fusiforme
od ovalare, disposto alla periferia dell'elemento a castone
d'anello (n). Il diametro delle cellule varia da 50 a 200
p,; sono in genere rotondeggianti, ma alcune di esse appaiono
irregolarmente poligonali per fenomeni di compressione reciproca.
Il contenuto lipidico delle cellule è stato estratto
nel corso dell'allestimento del preparato, che richiede l'impiego
di solventi dei grassi (alcol, xilolo). A fresco, nell'involucro
della cellula adiposa, residuo iperdisteso del citoplasma
risparmiato dall'infiltrazione lipidica, sono contenute una
o raramente più gocciole di grasso birifrangente, molto
labile, splendente (LEVI), di colorito giallo per la presenza
di lipocromi. Il grasso (G) è schematizzato nella figura
dal retino. Tra le cellule adipose, anche se strettamente
stipate, si può dimostrare la presenza di piccoli spazi
interstiziali (2), ripieni dei costituenti mucopolisaccaridici
e proteici della sostanza fondamentale del connettivo. In
questi spazi decorrono esilissimi capillari sanguigni, dal
diametro tanto ridotto da consentire il passaggio di un solo
globulo rosso per volta: i globuli rossi appaiono così
disposti a corona di rosario (1), mentre talora nei capillari
scorre solo del plasma (1). Ciò si verifica quando
i dispositivi regolatori del flusso sanguigno (anastomosi
arterovenose, cuscinetti endoarteriosi) situati a monte del
letto capillare, deviano la maggior parte del torrente ematico
in senso venulare formando dei veri e propri corti-circuiti. |
| Back to text |
| Figura 2 |
![]() |
Prelievo bioptico della cute e del sottocutaneo dalla regione superolaterale della coscia. M.A., a. 30, xxxxxx. Tessuto adiposo sottocutaneo, in preda
ad iniziali fenomeni lipo-distrofici La trama a favo d'api delle cellule adipose non appare più cosi regolare come nel tessuto in condizioni fisiologiche della Fig. 1. I fenomeni più importanti sono rappresentati dalla rottura dell'alone citoplasmatico (e) di alcuni elementi (freccia), in modo che si assiste alla fusione di più cellule adipose tra di loro edalla formazione di concamerazioni di forma irregolare, in cui sono contenute le gocciole di grasso confluenti da cellule diverse. I nuclei degli adipociti sono più radi (N): essi infatti vanno incontro all'atrofia e scompaiono dalle concamerazioni pluricellulari, contenenti il grasso raccolto (G) e talora del materiale proteico trasudato dai capillari sanguigni, la cui permeabilità è alterata (disoria) fino a permettere il passaggio di globuli rossi (S): si tratta di piccole emorragie per diapedesi. I globuli rossi passano attraverso la membrana endoteliale integra dei capillari perché essi non sono più protetti dal «manicotto mucopolisaccaridico pericapillare» (pericapillary sheat di ZWEIFACH), il quale ha le funzioni di impermeabilizzare la parete endoteliale dall'esterno, consentendo solo il passaggio di sostanze trofiche e dei prodotti del catabolismo cellulare. Il sangue stravasato si mescola al grasso: ha inizio così la lenta ma progressiva alterazione della normale stuttura fisico-chimica del grasso stesso per azione degli enzimi lipolitici contenuti nelle strutture cellulari (leucociti) e nella parte liquida del sangue stravasato. Di particolare rilievo è l'ispessimento, in taluni punti, del velo che racchiude le gocciole di grasso: esso è dovuto all'ispessimento ed alla conglutinazione del fittissimo intrecóio di fibrille reticolari, dimostrabili solo con particolari tecniche di impregnazione argentica, le quali avvolgono la membrana citoplasmatica degli adipociti come la rete di un pallone aerostatico ne racchiude ['involucro (NAGEOTTE); e tale rete « si continua in fibrille della tramula di RENAUT interposta tra le cellule, paragonabili alle corde della navicella della rete di un pallone» (LEVI: cfr. gli spazi interstiziali della Fig. 1: nei preparati colle comuni colorazioni la membranella reticolare non si distingue dalla protoplasmatica). Tale ispessimento della trama reticolare è il primo segno di un alterato metabolismo dei mucopolisaccaridi acidi, cosi come la loro scomparsa dalle regioni pericapillari, che da luogo a fenomeni più facilmente apprezzabili quali gli stravasi ematici per diapedesi. |
| Back to text |
| Figura 3 |
![]() |
Prelievo bioptico della cute e del sottocutaneo dalla regione lateroaddominale. A.A., a. 32, pluripara. Tessuto adiposo sottocutaneo, in preda
a fenomeni lipodistrofici Rispetto al primo stadio, è evidente un profondo rimaneggiamento della trama alveolare del tessuto adiposo. Qualche cellula ha ancora una morfologia rotondeggiante (1) ma spesso ha perduto il nucleo. La maggior parte degli adipociti hanno la membrana citoplasmatica lacerata, che sporge come sepimenti nelle concamerazioni (2) ripiene di grasso. Nei punti indicati dalle frecce si rilevano i sopimenti citoplasmatici. Le concamerazioni plurime finiscono per confluire ulteriormente in lacune contenenti grasso «libero» (G, tratteggiato), di dimensioni anche rilevanti (3). In seno ai lipidi cominciano a confluire cellule con funzione macrofagica, che incorporano il grasso e tendono e smaltirlo, insieme ad altri elementi mesenchimali. I vasi sono molto ripieni di sangue: vi è un'iperemia. Il grasso liberatosi dalle cellule adipose induce una reazione: si comporta cioè come un corpo estraneo che deve venire eliminato, o per lo meno reso inoffensivo. Alla iniziale lipodistrofia fa seguito l'insorgenza di tutta una serie di fenomeni di trasferimento cellulare (cellule mobili del connettivo, leucociti, macrofagi) che conferiscono al quadro microscopico degli aspetti peculiari. Sono le prime fasi dei micro-lipogranulomi. In genere, la tendenza delle cellule mesenchimali è quella di trasformarsi rapidamente in fibrociti, per costruire un vallo di fibrille connettivali attorno al grasso « libero » negli interstizi. Tale reazione non va peraltro confusa con i lipogranulomi della patologia del tessuto adiposo, a patogenesi ben nota nella maggior parte dei casi: si deve piuttosto parlare di singoli focolai micro-lipogranulomatosi, ed in ogni caso prevale la connettivizzazione sulla liponecrosi vera e propria. Mancano infatti le caratteristiche cellule giganti dei lipogranulomi, e gli istiociti con aspetto epitelioide, fittamente stipati fra di loro. |
| Back to text |
| Figura 4 |
![]() |
Prelievo bioptico della cute e del sottocutaneo dalla regione sopramammaria laterale di destra. V.L, a. 39, nullipara. Tessuto adiposo sottocutaneo in preda a fenomeni di connettivizzazione disorganizzata ed a fenomeni di lipodistrofia (terzo stadio della « cellulite », cfr. nel testo). Colorazione di Hale, mod. Rinehart-Abu'l Haj per i mucopolisaccaridi acidi asolforati. Ingr. 360 x Rispetto al quadro della Fig. 2, si rileva la presenza, nel contesto del tessuto adiposo in preda a fenomeni lipodistrofici, con adipociti di forma irregolarissima, privi di nucleo, a membrana citoplasmatica a tratti ispessita, a tratti molto esile, di vario volume e frequentemente coartati, di spessi tralci connettivali (frecce). Il connettivo è disposto in travate molto irregolari ed alcuni fasci di fibre invadono le zone in cui ancora sono conservate cellule adipose ripiene di grasso (G). Vi sono peraltro aree, anche vaste, in cui il grasso non appare ancora delimitato da tessuto connettivo sclerotico; esso è talora raccolto in ammassi privi di cellule e di vasi (nel riquadro). I mucopolisaccaridi acidi asolforati sono del tutto scomparsi. I rari vasi hanno un endotelio rigonfio, tumefatto: sono situati in prossimità di annessi cutanei (tubulo di ghiandola sudoripara = GH) o nel contesto delle concamerazioni ripiene di grasso. Colpisce l'assoluta povertà di elementi cellulari del connettivo: il processo si avvia verso la sua fase conclusiva. |
| Back to text |
| Figura 5 A-B |
![]() |
Prelievo bioptico della cute e del sottocutaneo dalla regione supero-mediale della coscia sinistra. 1.1, a 42, pluripara. Organizzazione concentrica del tessuto connettivo sclerotico intornoed in pratica distrutte. In seno all'area mancano completamente i ai residui del tessuto adiposo: formazione del micronodulo (N) (quarto stadio della «cellulite», cfr. nel testo). Colorazione ditivo. Il micronodulo è completamente circondato (frecce) da un Hale, ingr. 136 x. II tessuto adiposo è ridotto praticamente ad un ammasso rotondeggiante di grasso (N, area tratteggiata), sepimentato da residui delle primitive cellule adipose (g), ormai completamente prive di nucleo ed in pratica distrutte. In seno all'area mancano completamente i vasi sanguigni, né si osservano cellule mobili o fisse del connettivo. Il micronodulo è completamente circondato (frecce) da un intreccio di fibre connettivali a decorso irregolare, molto spesse, prive di cellule e di una quota mucopolisaccaridica acida. |
| Back to text |
| Figura 6 A-B |
![]() |
| Prelievo bioptico della cute .e del sottocutaneo dalla regione supero-laterale della coscia sinistra. S.F-, a. 38, pluripara. Colorazione Azan-Mallory per il connettivo. Ingr. 136 x. Esito terminale del processo lipodistrofico, con formazione di una capsula connettivale piuttosto spessa intorno ai residui del tessuto adiposo: formazione del micronodulo (N). (Quarto stadio della «cellulite», cfr. nel testo). Gli ammassi rotondeggianti di grasso (N, tratteggiato) costituiti dalla distruzione di numerosissime cellule adipose appaiono circondati da una specie di spessa capsula (frecce) di tessuto connettivo sclerotico (C): si ha cosi la costituzione del micronodulo «cellulitico». Nel connettivo si rileva la presenza di qualche piccolo vaso sanguigno, ma i fasci di fibre, fittamente stipate tra di loro, sono del tutto privi di cellule fisse (fibrociti) e mobili del mesenchima. Dalla confluenza di più micronoduli ha origine la peculiare morfologia del sottocutaneo apprezzabile con la palpazione; i fasci sclerotici del connettivo, retraendosi e coartandosi per la progressiva jalinizzazione, stirano verso il basso lo strato reticolare del derma e l'epidermide dando luogo alla caratteristica «pelle a buccia d'arancia» (cfr. nel testo). |
| Back to text |
| Figura 7 |
![]() |
| Prelievo bioptico della cute e del sottocutaneo dalla regione supero-laterale della coscia destra. S.F., a. 38, pluripara. Trattamento per via percutanea con un'emulsione inerte contenente i precursori biochimici della biosintesi dei mucopolisaccaridi acidi asolforati («Diachysis Factor») per un periodo di 20 gg. e con applicazione in occlusiva. Colorazione Bleu Alcian-P.A.S., ingr. 520 x. In seno al tessuto connettivo sclero-ialinotico, le cui fibre appaiono peraltro dissociate e nel cui interstizio è rilevabile la presenza di mucopolisaccaridi acidi Bleu Alcian-positivi, si rileva la presenza di numerose cellule mesenchimali: dalle cellule linfocito-simili (cellule pluripotenti di MAXIMOV, P) agli istiociti (I) ed a cellule in atteggiamento pericitario (A). Il «Diachysis Factor» penetra in profondità raggiungendo le regioni in cui il connettivo sclerotico (S) costituisce le capsule dei micronoduli « cellulitici » (cfr. Figg. 5 e 6), richiamando cellule mobili pluripotenti (P) che fuoriescono per diapedesi dai vasi capillari ancora esistenti nella sede del processo (cfr. Fig. 6): tali cellule si differenziano in istiociti e poi in fibroblasti, i quali a loro volta utilizzano i precursori biochimici apportati per la biosintesi di acido jaluronico. Questo mucopolisaccaride è il substrato biochimico della reattività mesenchimale. L'elemento morfologicamente più evidenziabile è la ricomparsa di cellule in un tessuto connettivo che ne era completamente privo (cfr. Figg. 4- 5 - 6). |
| Back to text |
| Figura 8 |
![]() |
Stesso caso della Fig. 7. Altro campo. Accanto agli istiociti (1), ai fibroblasti (F), alle cellule in atteggiamento pericitario (P) si rileva la comparsa di gettoni di capillari neoformati (Ci-C2-C3), indicati anche dalle frecce. Ciò conferma che anche nella sede di un processo « cellulitico » il «Diachysis Factor» esplica un'intensa attività angioblastica, come nel tessuto di riparazione delle ferite sperimentali e di lesioni scarsamente granuleggianti della patologia umana (cfr. nel testo). Con la tratteggiatura si è voluto schematizzare la peculiare proprietà del «Diachysis Factor» di richiamare dai vasi liquidi interstiziali, che idratano il tessuto connettivo sclerotico e sono vettori delle sostanze trofiche necessarie all'ulteriore evoluzione del processo di «ringiovanimento» connettivale. Il capillare Ci non ha ancora il lume: questo si formerà dopo che gli angioblasti, derivanti per differenziazione delle cellule pluripotenti del mesenchima (P), si saranno appiattiti divenendo endoteli. Nei capillari ?2 e Cs è invece già presente un lume cavitario, in cui scorre plasma sanguigno; la loro parete non è ancora organizzata, come dimostra la presenza di numerosi elementi in atteggiamento pericitario. Di particolare interesse è che i fibroblasti (F) cominciano a neoformare un reticolo fibrillare ricco di mucopolisaccaridi acidi (fibrille « giovani », immature, Bleu Alcian-positive), in seno alle travate jaline del connettivo « vecchio », sclerotico, P.A.S.-positivo per la presenza di una abbondante quota glicoproteica e povero di mucopolisaccaridi acidi asolforati. |
| Back to text |
| Figura 9 A-B |
![]() |
Prelievo bioptico della cute e del sottocutaneo dalla regione supero-mediale della coscia destra. 1.1., a. 42, pluripara. Colorazione ematossilina-eosina. Ingr. 360 x. Trattamento per via percutanea con un'emulsione inerte contenente «Diachysis Factor» per un periodo di 30 gg. e con applicazione in occlusiva. Tessuto connettivo (quarto stadio della «cellulite», cfr. Fig. 6). Nello stroma connettivale che sepimenta i singoli micronoduli «cellulitici» (cfr. Figg. 5 e 6) si assiste ad una vivacissima proliferazione e differenziazione di elementi cellulari del connettivo. Dai vasi (V) che irrorano abbondantemente il tessuto fuoriescono le cellule mobili pluripotenti linfocito-simili di Maximov (M) in numero sempre maggiore; prevale la loro differenziazione in senso istiocitario e fibrablastico (F). L'interstizio, in cui perviene il «Diachysis Factor» (DF) dagli strati più superficiali, è percorso da un esilissimo reticolo di fibrille collagene neoformate dai fibroblasti. Con le colorazioni specifiche si apprezza un'abbondante quota di mucopolisaccaridi acidi asolforati. |
| Back to text |
| Figura 10 A-B |
![]() |
Prelievo bioptico della cute
e del sottocutaneo dalla regione supero-mediate della coscia
destra. 1.1., a. 42, pluripara. Parallelamente alle caratteristiche modificazioni del connettivo che circonda i micronoduli, si assiste dopo il trattamento con «Diachysis Factor» alla comparsa, in seno al grasso (g), di elementi istiocitari indifferenziati e di cellule pluripotenti (l), le quali migrano (frecce) verso sedi più adatte alla loro differenziazione in senso angioblastico (cap. = capillare neoformato, con elementi mobili del connettivo in atteggiamento pericitario, 2-4; nel lume, un eritrocita = e). Di grande interesse per la comprensione delle ulteriori fasi evolutive del processo è il comportamento di alcuni elementi istiocitari (1-0 2-0) destinati ad assumere i lipidi (WASSERMANN) tuttora esistenti nel contesto del micronodulo (g, tratteggiato); essi si trovano nella fase di metamorfosi adiposa. Dapprima le cellule sono prive di lipidi; in una fase successiva questi vengono assunti sotto forma di piccole gocce, tutte di uguale grandezza. Se, come nel caso rappresentato nella Figura, i lipidi sono stati disciolti dai solventi dei grassi (xilolo, ecc.), il citoplasma a forte ingrandimento ha struttura finemente alveolare. Successivamente le goccioline confluiscono in una sferula, la cui immagine negativa (vacuolo) è chiaramente distinguìbile nelle cellule contrassegnate con 1 - O e 2-0 A questo punto la cellula continua ad ingrandirsi, il citoplasma ed il nucleo sono sospinti verso la periferia. Per un certo periodo di tempo la parte protoplasmatica conserva una forma semilunare, finché si assottiglia divenendo la sottile membranella citoplasmatica delle cellule adipose normali ed il nucleo assume la configurazione del castone di un anello (cfr. Fig. 1). Dopo il trattamento con «Diachysis Factor» si ha pertanto una nuova adipocitogenesi, strettamente collegata alla differenziazione delle cellule mesenchimali. Esse sono sec. WASSERMANN non solo le cellule pluripotenti di MAXIMOV, ma anche gli istiociti avventiziali dei vasi neoformantisi. Uno di essi (2) è chiaramente visibile nella Figura. T N vuole indicare che nella sede dove ancora permangono i residui degenerati delle primitive cellule adipose, esistenti in loco prima della insorgenza del processo «cellulitico», è possibile la formazione di nuovo tessuto adiposo. |
| Back to text |
| Figura 11 A-B |
![]() |
Stesso caso della Fig. 10.
Altro campo. Tessuto adiposo neoformato, ricco di vasi capillari neoformati (V). Gli adipociti hanno forma irregolare, citoplasma esilissimo, sono ripieni (a fresco) di lipidi con le caratteristiche ottiche dei lipidi normali. Queste cellule adipose originano dagli elementi istiocitari (1-0, 2-0) rappresentati in Fig. 10 A-B. |
| Back to text |
BIBLIOGRAFIA
[1]
MEYER, K., in: "The Ground Substance of the Mesenchyme and
Hyaluronidase", Ann. New York Acad. Sci. 52, 961 (1950).
[2] CURRI,
S.B. e P. ROVESTI: Com. Conv. Chim. Cosmetol., Bologna, 24 maggio
1969, in Riv. It. E.P.P.O.S, agosto 1969.
[3] CURRI,
S.B.: Com. XX Congr. Int. Estetica e Cosmetol., Roma 21-25 settembre
1969, in Riv. It. E.P.P.O.S., ottobre - novembre 1966.
[4] CURRI,
S.B.: "L'apporto locale di costituenti mucopolisaccaridici
della sostanza fondamentale del connettivo nei processi riparativi
delle ferite e piaghe torpide", Rotografica Ed., Padova 1966.
[5] CURRI,
S.B.: "Fisiopatologia del circolo preterminale delle dita",
Piccin Ed., Padova 1968.
[6] CURRI,
S.B., U. MANZOLI e F. TISCHENDORF: Klin. Wschr. 44, 584 (1966).
[7] MANZOLI,
U., S.B. CURRI e M. MAGARO': Bioch. Biol. Sper. Suppl. 3, 69 (1964).
[8] GIBIAN,
H.: "Mucopolysaccharide und Muco-polysaccharidasen", Fr.
Deuticke Ed., Vienna 1959.
[9] VELICAN,
C., D. VELICAN e N. CARP: "Histochimia si Fiziopatologia Mucopolizaharidelor",
Ed. Ac. Rep. Popul. Remine, Bucarest 1963.
[10]
LO BRUTTO, M.E. e S.B. CURRI: Riv. Pat. din. Sper. 8, 407 (1967).
[11]
LO BRUTTO, M.E, S.B. CURRI e G. ZILIOTTO: Riv. Pat. din. Sper. 8,
449 (1967).
[12]
CURRI, S.B. e M.E. LO BRUTTO: Riv. Pat. din. Sper. 8, 379 (1967).
[13]
LO BRUTTO, M., G.R. ZILIOTTO e S.B. CURRI: Riv. Pat. din. Sper.
8, 431 (1967).
[14]
MAGARO', M., U. MANZOLI, R. BUCHBERGER e S.B. CURRI: Acta Med. Romana,
4, 347 (1966).
[15]
CURRI, S.B., M.E. LO BRUTTO e M.G. FAGGIONATO: Riv. Pat. din. Sper.
8, 541 (1967).
[16]
ROVESTI, P.: Com. XXII Congr. Intern. Est. e Cosmetol, Barcellona
22-24 marzo 1968, in Riv. It. E.P.P.O.S., 51, 86 (1969).
[17]
LO BRUTTO, M.E, S.B. CURRI e G.R. ZILIOTTO: Riv. Pat. din. Sper.
8, 449 (1967).
[18]
CURRI, S.B.: Boll. Soc. It. Biol. Sper. 35, 1762 (1959).
[19]
CURRI, S.B.: Boll. Soc. It. Biol. Sper. 14, 782 (1958).
[20]
CURRI, S.B.: Bioch. Biol. Sper. 1, 347, (1961-62).
[21]
CURRI, S.B.: Acta Histochem. Suppl. Bd. II, Verh. Arbeitsgem. Histochem.
VI Symp, Kiel 22-24 ottobre 1959, pag. 226.
[22]
TISCHENDORF, F. e S.B. CURRI: Naturwiss. 45, 468 (1958).
[23]
CURRI, S.B. e E. CAMPAILLA: din. Ortoped. 18, 433 (1966).
[24]
CURRI, S.B. e E. CAMPAILLA: Bioch. Biol. Sper. 6, 31 (1967).
[25]
CURRI, S.B. e F. TISCHENDORF: Naturwiss. 46, 147 (1959).
[26]
CURRI, S.B. e F. TISCHENDORF: Bioch. Biol. Sper. 8, 217 (1969).
[27]
CURRI, S.B. e F. TISCHENDORF, in: "Progrès Cliniques
dans le Domarne de la Phlébologie", Rapp. du lile Congr.
Intern. de Phlébologie, Ed. Stenvert e Zoon, Apeldoorn, Pays-Bas.
[28]
CURRI, S.B.: Bioch. Biol. Sper. 6, 113 (1967).
[29]
CURRI, S.B.: Com. XXIV Riun. Soc. It. Angiol, Salsomaggiore Terme,
2-3 luglio 1966.
| [Institute] [Rovesti] [Archive] [Research] [Contact] [Sito italiano] |