Impiego del "DIACHYSIS FACTOR"
quale anticellulitico esogeno
(Classificazione della "cellulite,,
ed indagini morfo-istochimiche
sulla differenziazione indotta delle cellule mesenchimali)
Prof. S. B. CURRI e Dott. Guido ROVESTI
Centro Internazionale di ricerche Biocosmetiche
Relazione presentata al III Convegno Internazionale di Dermofarmacia
Sanremo, 4-7 marzo 1971
Premesse
Il termine con il quale vengono indifferentemente
designate modificazioni, in genere bene apprezzabili con la palpazione
superficiale e profonda, del pannicolo adiposo sottocutaneo in diverse
sedi corporee, la cosiddetta «cellulite», è ormai
entrato nell'uso comune. In esso tuttavia sono comprese modificazioni
del tessuto adiposo della più varia eziologia e meccanismo
patogenetico, indipendentemente dall'età, dalla sede, dalle
modalità di insorgenza che possono essere rapide od evolversi
con estrema lentezza; dalla possibilità di riconoscere una
causa scatenante (traumi*, flogosi aspecifiche acute, iniezione
di materiali estranei)** di origine esogena o di origine endogena,
e quindi strettamente condizionata dall'omeostasi neuro-ormonale;
dal tentativo di riconoscere l'intimo andamento del processo con
mezzi che trascendano dall'abituale empirismo.
* La citosteatonecrosi post-traumatica (lipogranulomatosi
traumatica) si può osservare in qualsiasi regione corporea,
specie nelle obese; nei neonati vi sarebbe una forma corrispondente,
da trauma da parto. È caratterizzata da noduli o placche
di consistenza dura e di colore cereo, mobili sui piani profondi,
non tendenti alla colliquazione o all'ulcerazione.
** Tra le lipogranulomatosi da sostanze iniettate
rientrano anche quelle da insulina e da olio di vaselina (vaselinomi).
È d'altra parte chiaro che con «cellulite»
non si vuole intendere la drammatica evoluzione di un processo liponecrotico,
quale si riscontra ad esempio nel tessuto mammario sede di una mastite
purulenta prima dell'era antibiotica, o di un paraffinoma secondario
all'introduzione dell'idrocarburo a scopi puramente estetici, o
infine nei glutei o nelle cosce dove venivano praticate, per lungo
tempo, iniezioni di sostanze sospese o disciolte in materiali oleosi
(oleogranulomi). I lipogranulomi a cellule giganti con funzione
macrofagica ed a cellule epitelioidi non possono, ed a ragione,
venir compresi tra le affezioni del pannicolo adiposo di pertinenza
dermo-cosmetologica. Lo stesso dicasi per i processi lipodistrofici
che rientrano nel capitolo, ancora non bene delimitato, delle dermo-ipodermosi:
non riteniamo ad esempio che tra le «celluliti» possa
rientrare la sindrome di ROTHMAN-MAKAI, caratterizzata dalla comparsa
di nodosità profonde agli arti ed al tronco, da piccolissime
al volume di una noce, indolenti, libere sui piani profondi, senza
tendenza alla fluidificazione e non accompagnate da una sintomatologia
generale. Anche la pannicolite cronica recidivante febbrile
(malattia di PFEIFFER-WEBER-CHRISTIAN), posta da CERUTTI tra le
dermo-ipodermosi e le dermo-ipodermiti, non può venir certamente
confusa con ciò che abitualmente si intende per «cellulite».
Si tratta infatti di veri e propri nodi o placche ipodermiche risolventesi
con depressioni centrali (atrofia) o con fenomeni di rammollimento
che esitano in una ulcerazione dalla quale fuoriesce un liquame
oleoso-bruniccio; le formazioni di numero e volume vario, insorgenti
a gettate subentranti, sono ricoperte da cute normale o eritematosa,
hanno consistenza duro-elastica e si localizzano di preferenza alle
cosce, alle gambe ed alle natiche (SAPUPPO).
In tutte le forme di dermo-ipodermosi il fenomeno
più importante è rappresentato dalla necrosi del tessuto
adiposo, secondaria a tutta una serie di fattori: traumatici, tossi-infettivi,
cireolatori, iponutritivi, disvitaminosici e dismetabolici. Alla
liponecrosi segue inevitabilmente il lipogranuloma. Questa granulomatosi
reattiva è caratterizzata notoriamente dalla presenza di
lipofagi, di cellule giganti da corpo estraneo, di istiociti, plasmacellule,
linfociti e fibrociti. Anche le cellule cariche di grassi possono
a loro volta degenerare e liberare così il materiale in esse
contenuto, dando luogo alla progressività ed alla estensione
del processo. Il tessuto adiposo risponde sempre in maniera univoca
a qualsiasi azione dannosa che conduca alla morte della cellula
adiposa, la steatonecrosi. Pertanto siamo d'accordo con SAPUPPO
quando afferma che «solo strutture sovrapposte, istologicamente
definite, possono permettere un indirizzo diagnostico esatto».
Che cos'è dunque la «cellulite»?
A nostro modo di vedere è una dermo-ipodermosi in cui
l'entità e l'evoluzione della risposta locale al danno subito
dalle cellule adipose sono principalmente condizionate dall'atteggiamento
del connettivo circostante. Inquantochè il danno del
tessuto adiposo ha un'evoluzione lenta nel tempo, assumendo più
il quadro di una lipodistrofia (fenomeni microlipodistrofici locali)
che di una steatonecrosi nel vero senso del termine.
Il peso maggiore nella problematica di una diagnosi
corretta va quindi spostato dal tessuto adiposo al tessuto connettivo,
con particolare riguardo alla sostanza fondamentale amorfa ed alla
sua quota mucopolisaccaridica. I cosiddetti «noduli cellulitici»,
di piccole dimensioni, facilmente spostabili sui piani sottostanti,
senza alcuna manifestazione ulcerativa o eritematosa a carico della
cute soprastante, sono la risposta della stroma connettivale ad
alterazioni delle cellule adipose nel complesso molto modeste, se
paragonate ai quadri della dermatologia classica.
Lo studio della reattività connettivale
presuppone conoscenze ed un inquadramento nosografìco delle
alterazioni che non sono di pertinenza del cosmetologo. Pertanto
non è suo compito la prevenzione, l'identificazione delle
cause genetiche, la corretta interpretazione dei singoli momenti
evolutivi del processo. Il cosmetologo si trova di fronte al problema
immediato di «risolvere», in un modo qualsiasi ed il
più delle volte del tutto empirico, la questione di un sottocutaneo
carico di nodulini non meglio identificati e situati in regioni
che sono oggetto della più accurata sorveglianza estetica
da parte dei soggetti interessati.
La scarsa conoscenza delle modalità d'insorgenza
e di evoluzione del processo «cellulitico» è
di grave ostacolo. Nel trattamento delle celluliti predomina il
concetto «ex adjuvantibus», l'empirismo del «post
hoc, ergo propter hoc». Da ciò l'impiego di preparazioni
contenenti composti jodati, od altre sostanze che dovrebbero «mobilizzare»
o addirittura «sciogliere» il grasso. L'attenzione è
insomma polarizzata sul grasso, sulle cellule adipose, ed è
da qui che probabilmente è nato - ormai molti decenni orsono
- l'infausto termine di «cellulite».
A nostro parere la problematica della «cellulite»
va reimpostata. Scopo di questa nota è l'esaminare, con l'ausilio
di prelievi bioptici e di indagini morfo-istochimiche, se appare
o meno corretta l'interpretazione che abbiamo dato del processo
«cellulitico»; se è possibile suddividerlo in
stadi evolutivi o in fasi ben definite; e - da ultimo - se la nostra
teoria sulla validità dell'impiego percutaneo di precursori
biochimici della sostanza fondamentale del connettivo [1]
in diverse situazioni sperimentalmente provocate [2,3]
o della patologia umana [4,5],
possa venir applicata anche alle peculiari condizioni che si verificano
a carico dello stroma connettivale nelle fasi terminali della «cellulite»,
le sole che capitano - purtroppo - all'osservazione del cosmetologo.
Materiale e metodica
Il materiale è costituito da prelievi bioptici,
eseguiti con la stessa tecnica della biopsia digitale
[6,7], dalla cute e dall'ipoderma
delle regioni supero-mediale e supero-laterale delle cosce, dell'addome
e della mammella in soggetti di sesso femminile, nullipare e pluripare,
di età variante dai 20 ai 42 anni. Le biopsie sono state
praticate prima e dopo il trattamento (nella regione controlaterale
a quella sottoposta al primo prelievo, purché presentasse
modificazioni obbiettive sovrapponibili) con una emulsione inerte
contenente percentuali variabili dal 2 al 5% di precursori biochimici
immediati delle biosintesi mucopolisaccaridiche («Diachysis
Factor»). Il trattamento è stato protratto da un minimo
di 20 ad un massimo di 30 giorni, con due applicazioni pro die,
protette da una lieve fasciatura in alcuni casi. In altri casi si
è proceduto alla medicazione occlusiva. In ogni caso si è
accuratamente evitato di massaggiare o comunque di modificare meccanicamente
l'irrorazione dei tessuti in osservazione.
I frammenti bioptici sono stati fissati in formalina
tamponata o in Bouin. Le sezioni istologiche sono state colorate
con ematossilina-eosina, con il metodo di Azan-Mallory per il connettivo,
con il metodo di Hale, nella mod. di Rinehart Abu'l Haj per i mucopolisaccaridi
acidi asolforati ed i loro prodotti idrolitici, con Bleu di Toluidina
per i mucopolisaccaridi solforati e le Mastzellen, ed infine con
la colorazione mista Bleu Alcian - P.A.S. sec. VIALLI.
La casistica esaminata si limita a 25 casi, opportunamente
selezionati in quanto dovevano rispondere ai seguenti criteri:
a) la durata della manifestazione « cellulitica
» non doveva essere inferiore ai due anni;
b) i soggetti non dovevano precedentemente esser stati sottoposti
a qualsiasi trattamento con prodotti «anticellulitici».
Quali controlli sono stati adoperati prelievi
bioptici di soggetti di età oscillante dai 20 ai 22 anni,
sottoposti ad interventi chirurgici (laparatomia addominale, intervento
per cestola cervicale), esenti da qualsiasi manifestazione del tessuto
dermo-ipodermico clinicamente apprezzabile.
OSSERVAZIONI
Le caratteristiche morfologiche del tessuto adiposo
normale, in condizioni fisiologiche, sono riportate nella Fig. 1.
Più che sulla struttura degli adipociti, desideriamo richiamare
l'attenzione sugli interstizi tra le singole cellule adipose (cfr,
Fig. 1, 1-2). Essi sono particolarmente importanti ai fini della
nostra ipotesi di lavoro: negli interstizi decorrono infatti i capillari
destinati all'irrorazione del tessuto, ed è proprio a livello
di questi minuscoli spazi che si esplicano con maggiore intensità
gli scambi tra i materiali intravascolari e la sostanza fondamentale
amorfa che li circonda («pericapillary sheat» di ZWEIFACH).
La sostanza fondamentale è costituita principalmente da mucopolisaccaridi
acidi, asolforati (acido jaluronico) e solforati (condroitinsolfati).
L'acido jaluronico che si ritrova nella cute è polidisperso,
il suo peso molecolare oscilla intorno a 500.000 [8]
quando viene estratto, ed è con ogni probabilità inferiore
a quello originario [9].
Il principale legame chimico dell'acido jaluronico è glucosidico.
L'unità base è rappresentata da un disaccaride costituito
da N-acetilglucosamina e da acido glicuronico. Con le tecniche istochimiche
è possibile mettere in evidenza negli interstizi tra le cellule
adipose una quota mucopolisaccaridica acida, sebbene con una certa
difficoltà. Il primo segno di un'alterazione a carico del
tessuto adiposo è dato dalla progressiva scomparsa di questa
quota mucopolisaccaridica acida (depolimerizzazione per azione enzimatica
(*), o secondaria a fenomeni di scarsa ossigenazione: la questione
è tuttora aperta).
(*) Grande importanza hanno a questo proposito le
interferenze ormonali: cfr. ASBOE - HANSEN e DURAN - REYNALS e Coli.
Ne consegue una modificazione della permeabilità
capillare, con l'instaurarsi di fenomeni disorici (trasudazione
plasmatica) e di minuscole emorragie diapedetiche (cfr.
Fig. 2/S).
Viene ad instaurarsi così una situazione
abnorme: iniziano i fenomeni distrofici a carico degli adipociti.
La sottile membranella citoplasmatica si lacera (cfr.
Fig. 2, frecce); si formano concamerazioni di due o più
cellule adipose. Espressione di sofferenza cellulare è la
cospicua riduzione del numero dei nuclei e l'ispessimento del fitto
intreccio di fibrille reticolari argentofìle che racchiude
gli adipociti.
In una fase successiva si instaurano veri e propri
fenomeni lipodistrofici e si assiste ad un profondo rimaneggiamento
della trama alveolare del tessuto adiposo. La maggior parte degli
adipociti ha una membrana citoplasmatica lacerata, che sporge come
dei sopimenti nelle concamerazioni pluricellulari. La reazione alla
liberazione del grasso intracellulare è un movimento di cellule
mesenchimali, con tendenza alla fibrillopoiesi rapida e scarsa attività
macrofagica (cfr.
Fig. 3). È l'inizio della dermo-ipodermosi, con
formazione di micro-lipogranulomi, del resto rapidamente inglobati
dalla sclerosi delle fibre connettivali proliferate (cfr.
Fig. 4).
Nelle fasi successive (cfr.
Fig. 5 A-B e 6 A-B) si rileva l'organizzazione concentrica
del tessuto connettivo sclerotico intorno ai residui del tessuto
adiposo ed alla formazione del micronodulo. Esso è costituito
da una specie di capsula connettivale che racchiude residui delle
primitive cellule adipose, ormai completamente distrutte e prive
di nucleo. Di particolare importanza è l'assenza, sia nel
contesto delle fibre connettivali che nell'interno del micronodulo,
di elementi cellulari e di una quota mucopolisaccaridica acida.
Il trattamento con «Diachysis Factor»
induce profonde modificazioni nel quadro morfologico ed istochimico
finora descritto. Infatti, in seno al tessuto connettivo sclero-jalinotico
si può mettere in evidenza, seppure zonalmente, la presenza
di mucopolisaccaridi acidi e di elementi mesenchimali, in prevalenza
linfocitoidi ed istiocitari (cfr.
Fig. 7).
Si assiste anche ad una neoformazione di vasi
capillari (cfr.
Fig. 8), e ad un'intensa differenziazione degli elementi
pluripotenti del connettivo in senso istiocitario e fibroblastico
(cfr.
Fig. 9 A-B).
Parallelamente, nel contesto del micronodulo e
cioè in seno al grasso migrano elementi istiocitari e cellule
pluripotenti, le quali si differenziano sia in senso angioblastico,
formando cioè nuovi vasi capillari, che in senso adipocitario,
assumendo lentamente od elaborando lipidi intracitoplasmatici. Questi
sono dapprima raccolti in minutissime gocce, che poi confluiscono
in un vacuolo di maggiori dimensioni (cfr.
Fig. 10 A-B), per trasformarsi poi definitivamente in
nuove cellule adipose (cfr.
Fig. 11 A-B). Questi nuovi adipociti hanno forma irregolare,
un citoplasma molto esile ed una trama argentofila appena evidenziabile.
CONSIDERAZIONI
Le osservazioni compiute ci consentono di prospettare
una classificazione in stadi delle fasi evolutive del processo «cellulitico».
Essi sono riassunti nella Tabella n. 1. Nell'ambito della suddivisione
proposta non sono ovviamente compresi i processi patologici del
pannicolo adiposo sottocutaneo che esitano nelle dermo-lipodermosi
conclamate, con un reperto sintomatologico ed un quadro obiettivo
di pertinenza dermatologica: le lipo-cito-steatonecrosi post-traumatiche
del neonato e dell'adulto, i veri tipo granulomi, i vaselinomi e
paraffìnomi, la sindrome di Rothman-Makai e la pannicolite
adiposa recidivante. Non vanno comprese tra le « celluliti
» alcune dermo-ipodermiti nodulari, tra cui in primo luogo
la vasculite nodulare di MONTGOMERY-O'LEARY-BARKER. Infatti, pur
osservandosi quasi sempre in soggetti di sesso femminile di media
età, sotto forma di nodi di varia grandezza (da un pisello
ad una noce), duri e pastosi, profondamente indovati nella cute,
tale dermo-ipodermite ha un decorso subacuto, a cicli evolutivi
subentranti della durata di poche settimane, «con apparenza
più infiammatoria dell'eritema indurato» (SAPUPPO).
Contrariamente a quanto si osserva nelle manifestazioni
della cosiddetta «cellulite», i noduli della vasculite
possono necrotizzare al centro, con residue cicatrici depresse:
la loro sede preferenziale è alle regioni antero-esterne
e posteriori delle gambe, raramente in altre regioni.
| CLASSIFICAZIONE IN STADI EVOLUTIVI DELLA
« CELLULITE » (*) |
| STADI |
Reperto morfo-istochimico |
Reperto macroscopico |
| I Stadio |
Scomparsa dei mucopolisaccaridi
interstiziali, rottura di singoli adipociti, trasudazione
plasmatica, piccole emorragie diapedetiche. Formazione
di concamerazioni pluricellulari. |
Assenza di reperti apprezzabili
con la palpazione: maggiore pastosità in determinati
punti, non dolenzia. |
| II Stadio |
Rimaneggiamento della trama
alveolare, atrofìa del nucleo, comparsa di concamerazioni
plurime, inizio della reazione cellulare (microlipogranulomi)
e della fìbrillopoiesi. LIPODISTROFIA |
Assenza di reperti evidenti.
Non dolenzia. All'esame lenticolare la cute non mostra
alterazioni. Alla palpazione profonda, discontinuità
più accentuata che nelle regioni intatte e modica
dolenzia. |
| III Stadio |
Fenomeni di connettivazione
disorganizzata e tendenza alla formazione di una capsula;
totale scomparsa di cellule, sclero-jalinosi, assenza
di mucopolisaccaridi acidi interstiziali. DERMO-IPODERMOSI |
Comparsa di minuti noduli,
dolenzia alla plicatura. La cute sovrastante è
normale. |
| IV Stadio |
Formazione del micronodulo
«cellulitico» circondato da fibre sclero-j
alinotiche e contenente residui di adipociti degenerati.
Più micronoduli, a loro volta circondati da tralci
connetti vali, formano il cosiddetto « nodulo cellulitico
». DERMO-IPODERMOSI. |
Apprezzabili i caratteristici
noduli della «cellulite», spostabili sui piani
sottostanti, dolenti alla palpazione. La cute sovrastante
può mostrare modesti fenomeni di ipotrofia e di
retrazione (striature). Assenza di eritema, di escavazioni
ed ulcerazioni. |
|
| (*) Non vengono comprese nella classificazione
le dermoipodermosi di pertinenza dermatologica: liponecrosi
e citosteatonecrosi post-traumatiche, lipogranulomi da tarmaci
(insulina, materiali oleosi), i paraffinomi e vaselinomi, la
sindrome di Rothman - Makai, la pannicolite cronica recidivante
(malattia di Pfeiffer - Weber - Christian), ecc. |
Col termine «dermo-ipodermosi» del
III e IV stadio della «cellulite» abbiamo inteso, seguendo
CERUTTI, indicare che il processo si svolge sempre con partecipazione
dermica, e quindi dei suoi costituenti maggiormente interessati
nella sua evoluzione: gli elementi mobili e fissi del tessuto connettivo
dermo-ipodermico e la sostanza fondamentale per quel che concerne
la quota mucopolisaccaridica. Si tratta, evidentemente, degli stadi
iniziali di una dermo-ipodermosi che riconosce i suoi momenti patogenetici
in una molteplicità di fattori difficilmente identificabili.
Noi propendiamo per dare notevole importanza, quale momento causale,
alle interrelazioni tra sostanza fondamentale del connettivo e situazione
dell'omeostasi ormonale (ASBOE-HANSEN et al.), comprendendo in essa
anche i fattori stressanti e l'atteggiamento neurovegetativo.
Questa interpretazione trova conforto negli elementi
raccolti durante la nostra indagine; ciò che deve intendersi
per «cellulite» sul piano della dermo-cosmesi non è
quindi un fenomeno puramente locale, anche se mostra solitamente
sedi preferenziali.
Dalle nostre ricerche emerge in ogni caso la grande
importanza del tessuto connettivo nel condizionare F andamento degli
stadi III e IV e la loro evoluzione in senso micronodulare. Per
quel che concerne i primissimi stadi, descritti nelle Figg. 2 e
3, va sottolineato che essi non possono dar luogo ad una modificazione
apprezzabile con la palpazione o con l'osservazione lenticolare
della superficie cutanea. Come abbiamo precedentemente affermato,
secondo la nostra ipotesi le cellule adipose vanno incontro a fenomeni
di sofferenza - del resto chiaramente documentabili sul piano morfo-istochimico
- non perché vi sia in esse medesime una «tendenza
alla degenerazione». Si dovrebbe in questo caso parlare di
lipodistrofia primitiva, il che non trova riscontro nei dati raccolti.
Piuttosto, il «primum movens» andrebbe identificato
nelle alterazioni della composizione e della struttura chimico-fisica
di alcuni costituenti della sostanza fondamentale del connettivo,
in sede pericapillare e negli esilissimi interstizi tra le singole
cellule adipose. Si tratta pertanto di una lipodistrofia secondaria
al mutato metabolismo dello strema amorfo.
Da questo pervertimento metabolico prendono le
mosse tutti gli altri fenomeni e in primo luogo la formazione del
«micronodulo cellulitico» (cfr. Figg. 5 A-B e 6 A-B).
È un dato indiscutibile che il tessuto connettivo che circonda
i singoli micronoduli, e maggiormente quello che poi congloba più
micronoduli fino alla costituzione del «nodulo cellulitico»
apprezzabile alla palpazione delle sedi colpite è poverissimo
di cellule, sclero-jalinotico, mentre la quota mucopolisaccaridica
interstiziale non è evidenziabile con le tecniche istochimiche.
Si tratta quindi di un connettivo «invecchiato» precocemente:
senza voler insistere sul noto assioma, che il connettivo povero
di cellule e sclerotico è sinonimo di vecchiaia, mentre quello
ricco di cellule e di mucopoli-saccaridi acidi asolforati significa
giovinezza del tessuto, vi sono perciò fondate ragioni alle
quali dare ascolto sia nel quesito interpretativo che soprattutto
in quello del trattamento delle celluliti di pertinenza dermo-cosmetologica.
Non si può certo pretendere di «sciogliere»
o di «liberare» il grasso quando questo è racchiuso
in concamerazioni multiple, incapsulate da una trama connettivale
così spessa e fitta com'è quella del micronodulo «cellulitico».
Per cercare di risolvere un problema così complesso, è
nostra opinione che sia necessario intervenire proprio a livello
del tessuto connettivo, e non a livello del grasso. O per lo meno
non 50/0 a livello del grasso.
I dati raccolti sia sul piano sperimentale [10,11,12]
che in diversi campi della patologia umana [13,14]
con l'impiego percutaneo di precursori biochimici immediati delle
biosintesi mucopolisaccari diche («Diachysis Factor»)
apparivano troppo interessanti per non impostare un tentativo di
trattamento del III e IV stadio della «cellulite». In
precedenti ricerche abbiamo infatti potuto documentare che nell'evoluzione
dei processi riparativi dei piani cutanei, il «Diachysis Factor»
esplica:
a) un intenso effetto proliferativo sugli elementi
cellulari del tessuto di riparazione, ed in particolare sugli angioblasti
e sui fibroblasti;
b) una spiccata neofibrillopoiesi, accompagnata da un'aumentata
biosintesi intrafìbroblastica dei mucopolisaccaridi acidi;
c) una notevole riduzione dell'infiltrato infiammatorio e dell'essudazione
plasmatica;
d) una caratteristica azione sulla parete dei vasi neoformati, sovrapponibile
a quella osservata somministrando acido jaluronico estrattivo altamente
polimerizzato.
Che il «Diachysis Factor» passi attraverso
la barriera epidermica è dimostrato dal considerevole aumento
del tasso esosaminico nella cute di animali trattati per via percutanea
[15]:
esso favorisce inoltre in modo veramente cospicuo la penetrazione
transepidermica di altre sostanze, idrosolubili e liposolubili [16].
I processi di differenziazione delle cellule mesenchimali pluripotenti
avvengono non solo in senso angio- e fibroblastico, ma anche in
senso mastocitario [17].
Il paragone sperimentale tra azione biologica
dei precursori e quella dell'acido jaluronico, da noi particolarmente
studiata [18,18,20,21,22,23,24,25],
ha permesso di formulare una suggestiva ipotesi [26]:
sia l'acido jaluronico esogeno (apportato per infiltrazione, cfr.
20-21) che quello endogeno di provenienza plasmatica (essudato),
per esplicare la loro attività biologica devono subire nell'interstizio
un processo di depolimerizzazione enzimatica fino all'unità
disaccaridica (D-glico-piranuro-sido-beta-l,3-D-glucosamina o acido
jalobiuronico) od ai suoi costituenti elementari. Tali unità
a basso peso molecolare potrebbero venir assunte dai fibroblasti
mucopolisacca-rido-produttori ed utilizzate in qualità di
precursori per la biosintesi Wcale di acido jaluronico nativo [27].
Un eccesso di mucopolisaccaridi acidi asolforati o dei loro costituenti
nell'interstizio connettivale determina un'azione potente di stimolo
sia sulla captazione idrica che sui processi di differenziazione
degli stipiti mesenchimah primitivi (27). Per quel che concerne
l'interessante problematica dei rapporti tra mucopolisaccaridi intestiziali
e vasomozione rimandiamo alle nostre ricerche sull'argomento [28,29].
Esse trovano interessanti ripercussioni anche nel trattamento per
via percutanea di vasculopatie periferiche (14), migliorando sostanzialmente
l'irrorazione dei tessuti in ipossia.
Il trattamento con «Diachysis Factor»
di processi distrofico-ulcerativi cutanei della patologia umana,
esaminati con prelievi bioptici prima e dopo il trattamento, ha
confermato i risultati delle ricerche sperimentali. Anche qui si
è infatti assitito alla comparsa di un tipico tessuto di
granulazione, ricco di vasi e di elementi giovani del connettivo,
in via di differenziazione istiocitaria e fibro-angioblastica, con
netta riduzione della componente flogistica e comparsa di una fibrillopoiesi
attiva, caratterizzata dalla presenza - nell'interstizio amorfo
- di mucopolisaccaridi istochimicamente dimostrabili (13).
Nei prelievi bioptici dell'ipoderma delle regioni
laterali e mediali della coscia, della regione addominale e mammaria
in cui si potevano apprezzare alla palpazione noduli «cellulitici»,
si sono chiaramente evidenziate modificazioni nell'atteggiamento
del tessuto connettivo, che appaiono del tutto sovrapponibili a
quelle precedentemente riscontrate. L'apporto percutaneo di «Diachysis
Factor» induce anche in questo caso la comparsa di elementi
cellulari pluripotenti in seno alle travate sclerotiche del connettivo
che circonda, incapsulandoli, i micronoduli (cfr. Fig. 7). Compaiono
anche vasi neoformati (cfr. Fig. 8), che assicurano un'irrorazione
più efficiente e danno luogo ad un profondo rimaneggiamento
strutturale del micronodulo: infatti in seno al grasso migrano elementi
cellulari che si differenziano non solo in senso angioblastico -
e quindi formano capillari proprio nel contesto del nodulo - ma
anche in senso adipocitario. Si ha quindi la costituzione di nuove
cellule adipose. Si tratta di un'adipocitogenesi indotta dal «Diachysis
Factor» (cfr. Figg. 10 A-B e 11 A-B).
Riteniamo con tali elementi di poter giustificare,
su di un piano morfo-istochimico, quanto affermato nelle premesse.
CONCLUSIONI
In base alle nostre osservazioni, possiamo ritenere
che il «Diachysis Factor» è dotato di un'attività
«anticellulitica» veramente considerevole e soprattutto
con un punto di attacco specifico: il tessuto connettivo sclero-jalinotico
che circonda, incapsulandoli, i singoli noduli cellulitici. Attraverso
la sua azione fisiologica, che ricalca pienamente gli schemi di
quanto si verifica in altre condizioni della patologia umana (ulcere
distrofiche, piaghe scarsamente granuleggianti, ecc.), il «Diachysis
Factor» modifica profondamente la struttura del nodulo, dissociando
in un primo tempo la trama sclerotica mediante l'idratazione profonda
e poi dando luogo ad un vero e proprio processo di «ringiovanimento»
del tessuto connettivo. Tale processo inizia con la ripopolazione
cellulare delle travate sclerotiche, con una neofibrillopoiesi da
parte dei fibroblasti giovani, con la comparsa di vasi neoformati
sia nelle aree connettivali che nel grasso racchiuso nei micronoduli,
con l'arricchimento della quota mucopolisaccaridica acida ed infine
con la neoformazione di adipociti.
A questo punto, si pone il problema di «quando»
incominciare il trattamento delle aree «cellulitiche».
Come si è visto, negli stadi I e II è estremamente
difficoltoso, se non ricorrendo ad indagini bioptiche, stabilire
se la regione è o meno interessata dal processo. Noi vorremmo
suggerire l'opportunità di un trattamento «preventivo»,
almeno a livello delle aree maggiormente soggette ad andare incontro
ai diversi stadi di questa dermo-ipodermosi. In tal modo, si potrebbero
con ogni verosimiglianza evitare le inevitabili sequele e soprattutto
la formazione dei micronoduli degli stadi III e IV.
Data le peculiare capacità di idratare
gli strati profondi e di facilitare la penetrazione di sostanze
attive attraverso la barriera epidermica, con particolare riguardo
per quelle idrosolubili, pensiamo che negli stadi I e II sia opportuno
associare al «Diachysis Factor» altri principi attivi,
destinati a migliorare l'atteggiamento metabolico delle cellule
adipose. Per contro, negli stadi III e IV non ne vediamo, almeno
da un punto di vista teorico, l'utilità. Soltanto dopo che
è avvenuto il rimaneggiamento strutturale ed il «ringiovanimento»
del tessuto connettivo sclerotico l'impiego di sostanze biologicamente
attive può facilitare la risoluzione dei noduli. Da un punto
di vista pratico l'associazione è invece sempre consigliabile:
questo perché in una zona colpita dal processo «cellulitico»
vi sono aree che ancora si trovano negli stadi I e II, e sono generalmente
quelle periferiche, da cui dipende in ultima analisi la tendenza
alla progressività del processo stesso.
Per quel che concerne il meccanismo d'azione del
«Diachysis Factor» nella «cellulite», ci
sembra lecito postulare resistenza di un parallelismo d'azione biologica
tra mucopolisaccaridi acidi altamente polimerizzati (acido jaluronico
interstiziale, quale si ritrova nel tessuto connettivo «giovane»)
ed i costituenti della sua unità disaccaridica. Ulteriori
indagini sul piano chimico-analitico dovranno chiarire se alle modificazioni
apprezzabili con criteri morfo-istochimici corrispondano variazioni
quantitative nella composizione mucopolisaccaridica del tessuto
trattato.
Milano - Centro Internazionale Ricerche Biocosmetiche,
febbraio 1971.
Ringraziamento
II presente lavoro è stato reso possibile
dalla «HISTOCHEM» s.r.l. di Milano, che ha assunto cortesemente
l'onere della ricerca.
| Figura
1 |
 |
Prelievo bioptico della cute
dalla regione supero mediale della coscia. B.R., a. 22, o+
Colorazione ematossilina-eosina. Ingr. 520 x.
Tessuto adiposo sottocutaneo, in condizioni
fisiologiche.
Le cellule adipose appaiono regolarmente disposte a favo
d'api, a mutuo contatto tra di loro, delimitate da un esile
velo citoplasmatico (e). Il nucleo è appiattito, fusiforme
od ovalare, disposto alla periferia dell'elemento a castone
d'anello (n). Il diametro delle cellule varia da 50 a 200
p,; sono in genere rotondeggianti, ma alcune di esse appaiono
irregolarmente poligonali per fenomeni di compressione reciproca.
Il contenuto lipidico delle cellule è stato estratto
nel corso dell'allestimento del preparato, che richiede l'impiego
di solventi dei grassi (alcol, xilolo). A fresco, nell'involucro
della cellula adiposa, residuo iperdisteso del citoplasma
risparmiato dall'infiltrazione lipidica, sono contenute una
o raramente più gocciole di grasso birifrangente, molto
labile, splendente (LEVI), di colorito giallo per la presenza
di lipocromi. Il grasso (G) è schematizzato nella figura
dal retino. Tra le cellule adipose, anche se strettamente
stipate, si può dimostrare la presenza di piccoli spazi
interstiziali (2), ripieni dei costituenti mucopolisaccaridici
e proteici della sostanza fondamentale del connettivo. In
questi spazi decorrono esilissimi capillari sanguigni, dal
diametro tanto ridotto da consentire il passaggio di un solo
globulo rosso per volta: i globuli rossi appaiono così
disposti a corona di rosario (1), mentre talora nei capillari
scorre solo del plasma (1). Ciò si verifica quando
i dispositivi regolatori del flusso sanguigno (anastomosi
arterovenose, cuscinetti endoarteriosi) situati a monte del
letto capillare, deviano la maggior parte del torrente ematico
in senso venulare formando dei veri e propri corti-circuiti.
In condiizoni fisiologiche, ogni adipocita con la sua gocciola
di grasso rappresenta un'unità funzionale, che risente
degli eventuali squilibri neuro-umorali ed è in grado
di cedere il grasso depositato o di produme dell'altro. Il
tramite mediante il quale avvengono gli scambi tra capillari
e cellule adipose sono le lacune interstiziali (1-2), ricche
di mucopolisaccaridi acidi nell'età giovanile. |
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| Figura
2 |
 |
Prelievo bioptico della cute
e del sottocutaneo dalla regione superolaterale della coscia.
M.A., a. 30, xxxxxx.
Tessuto adiposo sottocutaneo, in preda
ad iniziali fenomeni lipo-distrofici
(primo stadio della «cellulite»,
cfr. nel testo). Colorazione Bleu Alcian-P.A.S., ingr. 520
x.
La trama a favo d'api delle cellule adipose
non appare più cosi regolare come nel tessuto in condizioni
fisiologiche della Fig. 1. I fenomeni più importanti
sono rappresentati dalla rottura dell'alone citoplasmatico
(e) di alcuni elementi (freccia), in modo che si assiste alla
fusione di più cellule adipose tra di loro edalla formazione
di concamerazioni di forma irregolare, in cui sono contenute
le gocciole di grasso confluenti da cellule diverse. I nuclei
degli adipociti sono più radi (N): essi infatti vanno
incontro all'atrofia e scompaiono dalle concamerazioni pluricellulari,
contenenti il grasso raccolto (G) e talora del materiale proteico
trasudato dai capillari sanguigni, la cui permeabilità
è alterata (disoria) fino a permettere il passaggio
di globuli rossi (S): si tratta di piccole emorragie per diapedesi.
I globuli rossi passano attraverso la membrana endoteliale
integra dei capillari perché essi non sono più
protetti dal «manicotto mucopolisaccaridico pericapillare»
(pericapillary sheat di ZWEIFACH), il quale ha le funzioni
di impermeabilizzare la parete endoteliale dall'esterno, consentendo
solo il passaggio di sostanze trofiche e dei prodotti del
catabolismo cellulare. Il sangue stravasato si mescola al
grasso: ha inizio così la lenta ma progressiva alterazione
della normale stuttura fisico-chimica del grasso stesso per
azione degli enzimi lipolitici contenuti nelle strutture cellulari
(leucociti) e nella parte liquida del sangue stravasato.
Di particolare rilievo è l'ispessimento,
in taluni punti, del velo che racchiude le gocciole di grasso:
esso è dovuto all'ispessimento ed alla conglutinazione
del fittissimo intrecóio di fibrille reticolari, dimostrabili
solo con particolari tecniche di impregnazione argentica,
le quali avvolgono la membrana citoplasmatica degli adipociti
come la rete di un pallone aerostatico ne racchiude ['involucro
(NAGEOTTE); e tale rete « si continua in fibrille della
tramula di RENAUT interposta tra le cellule, paragonabili
alle corde della navicella della rete di un pallone»
(LEVI: cfr. gli spazi interstiziali della Fig. 1: nei preparati
colle comuni colorazioni la membranella reticolare non si
distingue dalla protoplasmatica). Tale ispessimento della
trama reticolare è il primo segno di un alterato metabolismo
dei mucopolisaccaridi acidi, cosi come la loro scomparsa dalle
regioni pericapillari, che da luogo a fenomeni più
facilmente apprezzabili quali gli stravasi ematici per diapedesi. |
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| Figura
3 |
 |
Prelievo bioptico della cute
e del sottocutaneo dalla regione lateroaddominale. A.A., a.
32, pluripara.
Tessuto adiposo sottocutaneo, in preda
a fenomeni lipodistrofici
(secondo stadio della « cellulite
», cfr. nel testo). Colorazione Bleu Alcian-P.A.S.,
ingr. 360 x.
Rispetto al primo stadio, è evidente
un profondo rimaneggiamento della trama alveolare del tessuto
adiposo. Qualche cellula ha ancora una morfologia rotondeggiante
(1) ma spesso ha perduto il nucleo. La maggior parte degli
adipociti hanno la membrana citoplasmatica lacerata, che sporge
come sepimenti nelle concamerazioni (2) ripiene di grasso.
Nei punti indicati dalle frecce si rilevano i sopimenti citoplasmatici.
Le concamerazioni plurime finiscono per confluire ulteriormente
in lacune contenenti grasso «libero» (G, tratteggiato),
di dimensioni anche rilevanti (3). In seno ai lipidi cominciano
a confluire cellule con funzione macrofagica, che incorporano
il grasso e tendono e smaltirlo, insieme ad altri elementi
mesenchimali. I vasi sono molto ripieni di sangue: vi è
un'iperemia. Il grasso liberatosi dalle cellule adipose induce
una reazione: si comporta cioè come un corpo estraneo
che deve venire eliminato, o per lo meno reso inoffensivo.
Alla iniziale lipodistrofia fa seguito l'insorgenza di tutta
una serie di fenomeni di trasferimento cellulare (cellule
mobili del connettivo, leucociti, macrofagi) che conferiscono
al quadro microscopico degli aspetti peculiari. Sono le prime
fasi dei micro-lipogranulomi. In genere, la tendenza delle
cellule mesenchimali è quella di trasformarsi rapidamente
in fibrociti, per costruire un vallo di fibrille connettivali
attorno al grasso « libero » negli interstizi.
Tale reazione non va peraltro confusa con i lipogranulomi
della patologia del tessuto adiposo, a patogenesi ben nota
nella maggior parte dei casi: si deve piuttosto parlare di
singoli focolai micro-lipogranulomatosi, ed in ogni caso prevale
la connettivizzazione sulla liponecrosi vera e propria. Mancano
infatti le caratteristiche cellule giganti dei lipogranulomi,
e gli istiociti con aspetto epitelioide, fittamente stipati
fra di loro. |
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| Figura
4 |
 |
Prelievo bioptico della cute
e del sottocutaneo dalla regione sopramammaria laterale di
destra. V.L, a. 39, nullipara.
Tessuto adiposo sottocutaneo in preda
a fenomeni di connettivizzazione disorganizzata ed a fenomeni
di lipodistrofia (terzo stadio della «
cellulite », cfr. nel testo). Colorazione di Hale, mod.
Rinehart-Abu'l Haj per i mucopolisaccaridi acidi asolforati.
Ingr. 360 x
Rispetto al quadro della Fig. 2, si rileva la
presenza, nel contesto del tessuto adiposo in preda a fenomeni
lipodistrofici, con adipociti di forma irregolarissima, privi
di nucleo, a membrana citoplasmatica a tratti ispessita, a
tratti molto esile, di vario volume e frequentemente coartati,
di spessi tralci connettivali (frecce). Il connettivo è
disposto in travate molto irregolari ed alcuni fasci di fibre
invadono le zone in cui ancora sono conservate cellule adipose
ripiene di grasso (G). Vi sono peraltro aree, anche vaste,
in cui il grasso non appare ancora delimitato da tessuto connettivo
sclerotico; esso è talora raccolto in ammassi privi
di cellule e di vasi (nel riquadro). I mucopolisaccaridi acidi
asolforati sono del tutto scomparsi. I rari vasi hanno un
endotelio rigonfio, tumefatto: sono situati in prossimità
di annessi cutanei (tubulo di ghiandola sudoripara = GH) o
nel contesto delle concamerazioni ripiene di grasso. Colpisce
l'assoluta povertà di elementi cellulari del connettivo:
il processo si avvia verso la sua fase conclusiva. |
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| Figura
5 A-B |
 |
Prelievo bioptico della cute
e del sottocutaneo dalla regione supero-mediale della coscia
sinistra. 1.1, a 42, pluripara.
Organizzazione concentrica del tessuto
connettivo sclerotico intornoed in pratica distrutte. In seno
all'area mancano completamente i ai residui del tessuto adiposo:
formazione del micronodulo (N) (quarto
stadio della «cellulite», cfr. nel testo). Colorazione
ditivo. Il micronodulo è completamente circondato (frecce)
da un Hale, ingr. 136 x.
II tessuto adiposo è ridotto praticamente
ad un ammasso rotondeggiante di grasso (N, area tratteggiata),
sepimentato da residui delle primitive cellule adipose (g),
ormai completamente prive di nucleo ed in pratica distrutte.
In seno all'area mancano completamente i vasi sanguigni, né
si osservano cellule mobili o fisse del connettivo. Il micronodulo
è completamente circondato (frecce) da un intreccio
di fibre connettivali a decorso irregolare, molto spesse,
prive di cellule e di una quota mucopolisaccaridica acida. |
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| Figura
6 A-B |
 |
| Prelievo bioptico della cute
.e del sottocutaneo dalla regione supero-laterale della coscia
sinistra. S.F-, a. 38, pluripara. Colorazione Azan-Mallory
per il connettivo. Ingr. 136 x.
Esito terminale del processo lipodistrofico, con formazione
di una capsula connettivale piuttosto spessa intorno ai residui
del tessuto adiposo: formazione del micronodulo (N). (Quarto
stadio della «cellulite», cfr. nel testo).
Gli ammassi rotondeggianti di grasso (N, tratteggiato) costituiti
dalla distruzione di numerosissime cellule adipose appaiono
circondati da una specie di spessa capsula (frecce) di tessuto
connettivo sclerotico (C): si ha cosi la costituzione del
micronodulo «cellulitico». Nel connettivo si rileva
la presenza di qualche piccolo vaso sanguigno, ma i fasci
di fibre, fittamente stipate tra di loro, sono del tutto privi
di cellule fisse (fibrociti) e mobili del mesenchima. Dalla
confluenza di più micronoduli ha origine la peculiare
morfologia del sottocutaneo apprezzabile con la palpazione;
i fasci sclerotici del connettivo, retraendosi e coartandosi
per la progressiva jalinizzazione, stirano verso il basso
lo strato reticolare del derma e l'epidermide dando luogo
alla caratteristica «pelle a buccia d'arancia»
(cfr. nel testo). |
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| Figura
7 |
 |
| Prelievo bioptico della cute
e del sottocutaneo dalla regione supero-laterale della coscia
destra. S.F., a. 38, pluripara.
Trattamento per via percutanea con un'emulsione inerte contenente
i precursori biochimici della biosintesi dei mucopolisaccaridi
acidi asolforati («Diachysis Factor») per un periodo
di 20 gg. e con applicazione in occlusiva. Colorazione Bleu
Alcian-P.A.S., ingr. 520 x.
In seno al tessuto connettivo sclero-ialinotico, le cui fibre
appaiono peraltro dissociate e nel cui interstizio è
rilevabile la presenza di mucopolisaccaridi acidi Bleu Alcian-positivi,
si rileva la presenza di numerose cellule mesenchimali: dalle
cellule linfocito-simili (cellule pluripotenti di MAXIMOV,
P) agli istiociti (I) ed a cellule in atteggiamento pericitario
(A).
Il «Diachysis Factor» penetra in profondità
raggiungendo le regioni in cui il connettivo sclerotico (S)
costituisce le capsule dei micronoduli « cellulitici
» (cfr. Figg. 5 e 6), richiamando cellule mobili pluripotenti
(P) che fuoriescono per diapedesi dai vasi capillari ancora
esistenti nella sede del processo (cfr. Fig. 6): tali cellule
si differenziano in istiociti e poi in fibroblasti, i quali
a loro volta utilizzano i precursori biochimici apportati
per la biosintesi di acido jaluronico. Questo mucopolisaccaride
è il substrato biochimico della reattività mesenchimale.
L'elemento morfologicamente più evidenziabile è
la ricomparsa di cellule in un tessuto connettivo che ne era
completamente privo (cfr. Figg. 4- 5 - 6). |
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| Figura
8 |
 |
Stesso caso della Fig. 7. Altro
campo.
Accanto agli istiociti (1), ai fibroblasti (F), alle cellule
in atteggiamento pericitario (P) si rileva la comparsa di
gettoni di capillari neoformati (Ci-C2-C3), indicati anche
dalle frecce. Ciò conferma che anche nella sede di
un processo « cellulitico » il «Diachysis
Factor» esplica un'intensa attività angioblastica,
come nel tessuto di riparazione delle ferite sperimentali
e di lesioni scarsamente granuleggianti della patologia umana
(cfr. nel testo). Con la tratteggiatura si è voluto
schematizzare la peculiare proprietà del «Diachysis
Factor» di richiamare dai vasi liquidi interstiziali,
che idratano il tessuto connettivo sclerotico e sono vettori
delle sostanze trofiche necessarie all'ulteriore evoluzione
del processo di «ringiovanimento» connettivale.
Il capillare Ci non ha ancora il lume: questo si formerà
dopo che gli angioblasti, derivanti per differenziazione delle
cellule pluripotenti del mesenchima (P), si saranno appiattiti
divenendo endoteli. Nei capillari ?2 e Cs è invece
già presente un lume cavitario, in cui scorre plasma
sanguigno; la loro parete non è ancora organizzata,
come dimostra la presenza di numerosi elementi in atteggiamento
pericitario. Di particolare interesse è che i fibroblasti
(F) cominciano a neoformare un reticolo fibrillare ricco di
mucopolisaccaridi acidi (fibrille « giovani »,
immature, Bleu Alcian-positive), in seno alle travate jaline
del connettivo « vecchio », sclerotico, P.A.S.-positivo
per la presenza di una abbondante quota glicoproteica e povero
di mucopolisaccaridi acidi asolforati. |
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| Figura
9 A-B |
 |
Prelievo bioptico della cute
e del sottocutaneo dalla regione supero-mediale della coscia
destra. 1.1., a. 42, pluripara. Colorazione ematossilina-eosina.
Ingr. 360 x.
Trattamento per via percutanea con un'emulsione inerte contenente
«Diachysis Factor» per un periodo di 30 gg. e
con applicazione in occlusiva. Tessuto connettivo (quarto
stadio della «cellulite», cfr. Fig. 6).
Nello stroma connettivale che sepimenta i singoli micronoduli
«cellulitici» (cfr. Figg. 5 e 6) si assiste ad
una vivacissima proliferazione e differenziazione di elementi
cellulari del connettivo. Dai vasi (V) che irrorano abbondantemente
il tessuto fuoriescono le cellule mobili pluripotenti linfocito-simili
di Maximov (M) in numero sempre maggiore; prevale la loro
differenziazione in senso istiocitario e fibrablastico (F).
L'interstizio, in cui perviene il «Diachysis Factor»
(DF) dagli strati più superficiali, è percorso
da un esilissimo reticolo di fibrille collagene neoformate
dai fibroblasti. Con le colorazioni specifiche si apprezza
un'abbondante quota di mucopolisaccaridi acidi asolforati. |
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| Figura
10 A-B |
 |
Prelievo bioptico della cute
e del sottocutaneo dalla regione supero-mediate della coscia
destra. 1.1., a. 42, pluripara.
Colorazione Bleu Alcian-P.A.S., ingr. 360 x.
Contenuto di un micronodulo « cellulitico » (quarto
stadio della «cellulite», cfr. Fig. 6 A, N). Trattamento
come in Fig. 9.
Parallelamente alle caratteristiche modificazioni del connettivo
che circonda i micronoduli, si assiste dopo il trattamento
con «Diachysis Factor» alla comparsa, in seno
al grasso (g), di elementi istiocitari indifferenziati e di
cellule pluripotenti (l), le quali migrano (frecce) verso
sedi più adatte alla loro differenziazione in senso
angioblastico (cap. = capillare neoformato, con elementi mobili
del connettivo in atteggiamento pericitario, 2-4; nel lume,
un eritrocita = e).
Di grande interesse per la comprensione delle ulteriori fasi
evolutive del processo è il comportamento di alcuni
elementi istiocitari (1-0 2-0) destinati ad assumere i lipidi
(WASSERMANN) tuttora esistenti nel contesto del micronodulo
(g, tratteggiato); essi si trovano nella fase di metamorfosi
adiposa. Dapprima le cellule sono prive di lipidi; in una
fase successiva questi vengono assunti sotto forma di piccole
gocce, tutte di uguale grandezza. Se, come nel caso rappresentato
nella Figura, i lipidi sono stati disciolti dai solventi dei
grassi (xilolo, ecc.), il citoplasma a forte ingrandimento
ha struttura finemente alveolare. Successivamente le goccioline
confluiscono in una sferula, la cui immagine negativa (vacuolo)
è chiaramente distinguìbile nelle cellule contrassegnate
con 1 - O e 2-0 A questo punto la cellula continua ad ingrandirsi,
il citoplasma ed il nucleo sono sospinti verso la periferia.
Per un certo periodo di tempo la parte protoplasmatica conserva
una forma semilunare, finché si assottiglia divenendo
la sottile membranella citoplasmatica delle cellule adipose
normali ed il nucleo assume la configurazione del castone
di un anello (cfr. Fig. 1).
Dopo il trattamento con «Diachysis Factor» si
ha pertanto una nuova adipocitogenesi, strettamente collegata
alla differenziazione delle cellule mesenchimali. Esse sono
sec. WASSERMANN non solo le cellule pluripotenti di MAXIMOV,
ma anche gli istiociti avventiziali dei vasi neoformantisi.
Uno di essi (2) è chiaramente visibile nella Figura.
T N vuole indicare che nella sede dove ancora permangono i
residui degenerati delle primitive cellule adipose, esistenti
in loco prima della insorgenza del processo «cellulitico»,
è possibile la formazione di nuovo tessuto adiposo. |
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| Figura
11 A-B |
 |
Stesso caso della Fig. 10.
Altro campo.
Colorazione Bleu AIcian-P.A.S., Ingr. 360 x.
Tessuto adiposo neoformato, ricco di vasi capillari neoformati
(V). Gli adipociti hanno forma irregolare, citoplasma esilissimo,
sono ripieni (a fresco) di lipidi con le caratteristiche ottiche
dei lipidi normali. Queste cellule adipose originano dagli
elementi istiocitari (1-0, 2-0) rappresentati in Fig. 10 A-B. |
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BIBLIOGRAFIA
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