| Cosmetici biologici e bioderivati:
Materie prime e opportunità formulative
Dr. Guido Rovesti
Istituto Paolo Rovesti - Milano
Il discorso dei cosiddetti "Cosmetici biologici"
richiede in primo luogo una scelta di metodo: rigore o praticità?
Il quesito non è da poco, perché, in altri campi,
come gli alimenti o i prodotti domestici, la mancata scelta, sia
del legislatore che dell'imprenditore, ha portato a quel "rigore
tollerante" che si presta a tutte le interpretazioni, comprese
quelle di comodo.
In realtà il cuore della questione sta essenzialmente in
due punti: le ragioni del "biologico" e la corretta
informazione del consumatore.
Le "ragioni del biologico" sono molte,
spesso importanti, ma anche differenti secondo il settore che si
consideri: nel campo alimentare, per esempio, la richiesta, non
solo del consumatore, ma anche del ricercatore nutrizionista, privilegia
prodotti che oltre che provenire da una agricoltura attenta alle
regole del "biologico", siano anche gustosi, sani, conservabili
e ricchi di principi nutritivi. Tutto ciò non è sempre
compatibile con il rigore di disposizioni che spesso non tengono
conto delle necessità di un ciclo produttivo e distributivo
adatto ai nostri giorni. Nel campo cosmetico, invece, la maggiore
importanza deve essere data nel preservare i principi attivi tipici
del vegetale trattato (mi astengo volutamente dal considerare materie
prime cosmetiche di origine animale); ma nello stesso tempo evitare
qualsiasi trattamento o tipo di coltivazione che porti con sé
la presenza di sostanze chimiche estranee al vegetale stesso o non
connesse a trasformazioni naturali di vegetali coltivati biologicamente.
Per quanto riguarda la composizione del cosmetico
la suddivisione generale che viene seguita comprende sostanzialmente
queste tipologie:
A) Principi attivi
B) Eccipienti parzialmente funzionali (oli vegetali)
C) Eccipienti di struttura (consistenza, texture)
D) Sostanze profumanti
E) Conservanti
Per quanto riguarda i principi attivi i cosmetici
"biologici" possono essere sostanzialmente differenti
dai cosmetici comunemente presenti sul mercato, i cui principi attivi
sono estratti con tecniche che privilegiano più la completezza
dell'estrazione che la preservazione dei principi attivi originari
della pianta. Per rendere effettiva questa preservazione le tecniche
di estrazione devono tenere presenti alcuni punti fondamentali:
1) Estrazione da piante fresche o conservate con
il freddo, o essiccate a temperature non superiori a 40°C
2) Estrazione senza intervento di riscaldamento oltre i 40°C
3) Utilizzo di solventi di origine biologica (alcool da frutta,
glicerina vegetale), oltre all'acqua, che non deve essere stata
trattata con antimicrobici chimici (cloro) ma solo con trattamenti
fisici (ultrafiltrazione)
4) Utilizzo di impianti le cui parti non possano cedere all'estratto
ferro, metalli pesanti o plastificanti, anche in piccola quantità
5) Controllo che in nessun punto della filiera, dalla raccolta all'estratto
finito, possano essere presenti cause di inquinamento da fattori
ambientali, dando per scontato che le piante utilizzate non abbiano
subito trattamenti OGM o con preservanti o concimi chimici, che
siano cioè piante con certificato "biologico".
Con tutto ciò non voglio affermare che
i cosmetici tradizionali, preparati con estratti che non rispettino
i punti sopraelencati, siano per questa ragione inferiori. Sono
solo diversi: il rispetto delle procedure "biologiche"
permette di avere a disposizione praticamente dei principi attivi
nuovi, pur partendo da piante tradizionalmente conosciute.
Questa, fra l'altro, è una importante opportunità,
della quale bisogna comunque tenere conto: ricordiamo che fino a
poco più di un secolo fa le applicazioni cosmetiche erano
effettuate, come nelle epoche più antiche, utilizzando vegetali
freschi macerati in olio, e spesso applicati come cataplasmi direttamente
sulla pelle. Per migliaia di anni, attraverso centinaia di generazioni,
la pelle (per non parlare di tutto l'organismo umano attraverso
i medicamenti) si è abituata a questo tipo di trattamento
ed ha trasmesso una informazione genetica favorevole alle sostanze
contenute nelle piante fresche. E non erano trattamenti riservati
ai ricchi: anche i contadini (forse più di altri) sapevano
trovare le erbe che migliorassero l'aspetto delle loro donne, o
lenissero le irritazioni dal sole. Questa predisposizione genetica
prepara le cellule immunitarie a ricevere questi "estratti
originari e integrali" senza creare alcuna difficoltà,
né per quanto riguarda la penetrazione attraverso l'epidermide,
né con reazioni allergiche: vengono cioè utilizzati
in modo completo e ottimale.
Ovviamente c'è anche il punto di vista
olistico, che considerando la vita dell'uomo e di tutta la natura
un "continuum" inscindibile e reciprocamente provvidenziale,
ritiene i contenuti delle piante già pronti per una azione
benefica sull'uomo. Ma cambiando il punto di vista la sostanza non
cambia: d'altra parte la verità ha infinite facce. È
interessante però osservare che la stessa pianta, in zone
diverse del mondo, pur con composizioni di principi attivi quantitativamente
(e spesso anche qualitativamente) differenti, vengano utilizzate
per azioni fitoterapiche e cosmetologiche uguali: e questo avvalora,
apparentemente, la visione olistica. Ciò non toglie che,
a mio parere, dovrebbero essere attuate per le piante officinali
delle "Denominazioni di origine" veramente controllate,
proprio perché, nel mantenere le caratteristiche originarie
della pianta, s i accentuano anche le differenze: è evidente
che fra un Basilico ligure e uno greco le differenze, evidentissime
nel prodotto fresco, vanno quasi ad annullarsi dopo una essiccazione
forzata ad alta temperatura.
In più, il controllo dell'origine del prodotto può
dare interessanti indicazioni sui microinquinanti ambientali, e
permette di effettuare scelte più vicine al concetto di "biologico"
del produttore, cosmetico o alimentare che sia.
Passiamo ora a un altro aspetto della composizione
cosmetica: gli eccipienti.
Considerando l'insieme delle sostanze che il mondo vegetale, anche
nel rispetto dei principi del "biologico", mette a disposizione
è possibile realizzare alcune forme cosmetiche, anche di
piacevole tocco e consistenza utilizzando solo sostanze estratte
senza trasformazioni dalle piante. Alcuni polisaccaridi vegetali,
estratti per esempio dal riso o da altri cereali, possono dare una
soddisfacente struttura se uniti a sostanze grasse semisolide (Burro
di Karitè o di Cacao) e ad oli vegetali: ma si tratta di
forme particolari, non assimilabili alle creme o alle emulsioni
che è possibile realizzare con gli eccipienti di sintesi.
Ricordiamo che la forma cosmetica, a differenza del farmaco o dell'alimento,
non presenta caratteristiche di necessità, o almeno di sopravvivenza:
viene quindi scelto, se non sono presenti altre motivazioni preminenti,
in base a una valutazione voluttuaria; ognuno di noi avrà
visto come una donna sceglie il cosmetico in un negozio: lo spalma
sull'avambraccio interno, ne valuta la texture, e subito dopo lo
annusa. Se non passa questa "prova" la crema, magari studiata
per mesi con i principi attivi più sofisticati ed efficaci,
avrà molte difficoltà ad essere acquistata. Chiaramente,
una adeguata professionalità degli addetti alle vendite potrebbe
far superare questo problema, ma per ora, per essere ottimisti,
siamo alla metà del percorso. E allora bisogna prendere in
considerazione la possibilità di considerare validi, in un
cosmetico "biologico", eccipienti derivati da sostanze
vegetali biologiche, ma ottenuti con una trasformazione chimica
o di bioteconologia: ovviamente i loro componenti, che si ritroveranno
ad essere elaborati dalle cellule cutanee, dovranno essere biocompatibili,
cioè riconoscibili dalle cellule immunitarie senza reazioni
negative. Vi sono molti esempi di sostanze di questo tipo, come
i cetearilglucosidi (derivati da cocco e mais), gli alcoli grassi
da cocco, la gomma xantano e moltissime altre, con le quali è
possibile formulare creme ed emulsioni di texture ottimale. A mio
parere è meglio scegliere un compromesso di questo tipo,
purchè sotto rigoroso controllo, piuttosto che limitare il
consumo a quei pochi che scelgono il "biologico assoluto"
escludendo la grande massa del mercato.
Per i profumi si è aperta una situazione
a dir poco imbarazzante, con l'adozione della Direttiva Europea
che obbliga alla segnalazione degli allergeni: le sostanze profumanti
a base naturale contengono quasi tutte allergeni secondo la lista
allegata alla legge. E così chi usa profumi naturali deve
segnalare la loro presenza, mentre profumi completamente artificiali
possono non contenerne neanche uno. Il consumatore vedrà
solo la dizione "Parfum" nella lista INCI e sceglierà
a cuor leggero il prodotto che lo contiene, scartando magari quelli
che, contenendo solo oli essenziali, dovranno dichiarare una lista
spesso evidente di allergeni. Un buon modo di informare in modo
corretto, in questi casi, è quello di dichiarare che le sostanze
in questione sono contenute naturalmente negli oli essenziali utilizzati:
ma, come spesso succede nelle direttive comunitarie, non è
stata protetta in modo adeguato la naturalità vera. Ovviamente
si potrebbe anche utilizzare in modo positivo questa circostanza
negativa, semplicemente non profumando i cosmetici biologici: e
sarebbe anche un modo significativo per distinguersi dalle fasce
di mercato tradizionali!
Veniamo infine al punto più spinoso: quello
dei conservanti. La natura non ama conservare le proprie creature:
la trasformazione è il suo imperativo categorico. Solo la
sintesi chimica ha creato sostanze ad ampio spettro batteriostatico
o comunque di controllo sulla crescita di aerobi e muffe, che sono
il rischio costante di ogni forma cosmetica. Per conservare in modo
naturale un cosmetico a base acquosa (gli oli evidentemente non
corrono rischi di alterazione batteriologica), le soluzioni sono
molto limitate, e richiedono di accettare dei "paletti"
anche ingombranti: un modo molto elegante, per esempio, è
quello di surgelare le singole dosi cosmetiche (ovviamente non è
pensabile di scongelare e ricongelare ogni volta un contenitore
di tipo classico).
Un lavoro di questo tipo era stato progettato
da mio padre Paolo negli anni '70, ma poi non ne seguì un
pratico sviluppo commerciale perché allora la cultura del
biologico non era nemmeno agli albori, e il fastidio di dovere estrarre
la monodose dal freezer una mezz'ora prima dell'uso sembrava eccessivo.
Oggi però questo sistema potrebbe essere riproposto in modo
adeguato, considerando anche la disponibilità molto maggiore
di catene del freddo.
Per quanto riguarda una conservazione basata su
sostanze specifiche mirate allo scopo, la scelta non è vasta,
né priva di elementi negativi. Esiste in commercio una sinergia
di oli essenziali di cui non viene rivelata la composizione, che
si copre dietro la denominazione INCI di "parfum" o "fragrance",
che però, proprio per la sua origine, ha un notevole e, a
mio parere, non precisamente gradevole off-flavour, che risalta
molto considerando la notevole quantità richiesta per la
sua funzione (1%). Inoltre la mancata conoscenza dell'origine dei
componenti esclude di potere utilizzare questo prodotto per un cosmetico
"biologico" controllato al 100%. C'è poi il famoso
e altrettanto misterioso "Estratto di semi di Pompelmo":
la sua efficacia è stata contestata o esaltata, ed io stesso
ho potuto constatare che, a seconda del produttore, la copertura
batteriologica è più o meno efficace. A parte eventuali
manipolazioni durante il processo produttivo, che potrebbero introdurre
sostanze non originalmente presenti nel vegetale, le prove da me
effettuate direttamente sui semi di pompelmo hanno mostrato una
notevole influenza , sul potere conservante, del pH e del solvente
di estrazione. Lavorando in modo adeguato è comunque possibile,
partendo da materiale "biologico" ottenere un conservante
di buona efficacia che possa essere considerato compatibile con
le esigenze, se non del "biologico rigoroso" almeno del
bioderivato. Però la copertura batteriologica di questo prodotto
non è totale: va comunque completato con qualche altra sostanza,
ovviamente di origine naturale e biologica. Fra le non molte possibilità
offerte dalla natura per questo scopo ho trovato interessante un
estratto di Sorbus Aucuparia: estraendo le bacche mature
a pH fra 6 e 7 e con alcool da frutta ad alta gradazione l'estratto
risultante ha mostrato un buon potere conservante se utilizzato
assieme all'estratto di semi di pompelmo, probabilmente in quanto
libera, nella fase continua acquosa del cosmetico, una certa quantità
di acido sorbico, fornendo una soddisfacente copertura anche relativamente
alle muffe.
In conclusione, come risulta dall'esame delle
varie componenti del cosmetico, la definizione di "cosmetico
biologico" può essere mantenuta con adeguate formulazioni
se si rispettano i principi fondamentali del biologico: assenza
di OGM; assenza di concimi chimici o pesticidi nella crescita della
pianta o delle sue parti; controllo delle acque utilizzate per la
produzione; controllo delle fasi di produzione per evitare formazione
o introduzione di sostanze non biocompatibili. Rispettando questi
parametri è, a mio parere, possibile una produzione con numeri
interessanti e nello stesso tempo rispettosa della natura e dell'ambiente.
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